lunedì 10 ottobre 2011

Il resto di niente.


È difficile scrivere un post, mettersi a nudo, rispolverare ricordi e sensazioni.
Sono sempre stata il buffone di corte, quella pronta a riderci su, irriverente, quella del "chi se ne frega" e delle rispostacce sempre in punta di lingua.
Come l'animale ferito va a nascondersi lontano da tutto e da tutti così le mie lacrime son sempre state private.
Così private che a volte non le ho nemmeno piante.
Per me andare a Roma è straziante, ogni volta.
Vedere mia madre è una gioia immensa. Poter sentire il suo odore, poterla toccare, poterla guardare negli occhi.
Ma tutto questo ha un prezzo.
E il prezzo da pagare è quello di un padre che solo in senso biologico può essere definito tale.
Un uomo (?) per il quale io sono stata un incidente di percorso ( eh si, si può sbagliare anche all'interno di un matrimonio ).
Sono stata la figlia non voluta – per di più femmina.. – la distrazione di un momento, un aborto mancato, un futuro negato, un divorzio impossibile.
Non voluta e non amata, se non da mia madre.
Ho pagato per anni una colpa non mia, e continua a pagarla anche al resto della famiglia: essere sorelle non è un legame di sangue sancito da un documento, è una forma mentis, una costruzione lenta ed inesorabile di affetti manifestati. Semplicemente, ho una sorella su carta a far compagnia a mio padre.
Mi illudo che i miei nipotini, almeno finchè piccoli e non condizionati da tali crudezze, siano salvi.


Per il resto.. cosa posso pretendere?
Rispetto, solo quello.

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