giovedì 22 settembre 2011

Una spiaggia piena di conchiglie.


ciao a tutti.
oggi voglio raccontare una cosa bella - che di tanto in tanto capitano pure le cose belle, no?
ho incontrato sull'autobus una ragazza - di cui non conosco nemmeno il nome - dopo tanto tempo.
abbiamo passato lo scorso autunno/inverno a cercarci con lo sguardo perchè lei era incinta ed io le cedevo il posto. dopo qualche settimana avevo scoperto di essere nuovamente incinta anch'io e così mettevamo sedute assieme sullo stesso sedile e chiacchieravamo fino alla fermata della metropolitana.
è una tipa tosta, gestiva la gravidanza in maniera manageriale, a volte francamente fastidiosa.
io sembravo una papera contenta, lei aveva già pianificato il futuro della creatura fino al 3000.
poi, io ho perso il bambino e lei - proprio non me l'aspettavo - mi ha abbracciata.
ad ogni modo, tra parto e maternità non la vedevo da almeno 9 mesi. L'ho vista stamattina.
Mi ha salutato con affetto e quando le ho chiesto della piccola si è letteralmente illuminata.
Ha buttato via la sua aria da top manager ed è diventata … un'innamorata…. Innamorata pazza di sua figlia.
Di come è bella (non se lo aspettava!) buona e sorridente. Forse ha esagerato, forse no. Ma, credetemi, è IRRICONOSCIBILE!
Sono sempre perplessa quando sento quelle mamme che – davanti a me, poi – si lagnano di tutto e non capiscono quanto sono fortunate … IO PAGHEREI per aver passato la notte in bianco a cullare mio figlio invece che a piangere perché mi son tornate le mestruazioni.
Ad ogni modo, divagazioni a parte, vi segnalo un blog che non c'entra nulla con la pasta di mais, il filo di ferro, il riciclo creativo e tutte le carabattole che trovate qui. Il link era già nella mia barra a sx ma oggi, finalmente, mi sono decisa a lasciare la mia conchiglia.
http://ninacerca.blogspot.com/
ma siccome ho dei processi mentali piuttosto congestionati, a proposito del tempo che passa e delle bizzarrie dell'orologio biologico, ho postato la mia richiesta con un pezzo tratto da Alice nel Paese delle Meraviglie
 "Il Cappellaio fu il primo a rompere il silenzio. — Che giorno del mese abbiamo? — disse, volgendosi ad Alice. Aveva cavato l'orologio dal taschino e lo guardava con un certo timore, scuotendolo di tanto in tanto, e portandoselo all'orecchio. Alice meditò un po' e rispose: — Oggi ne abbiamo quattro. — Sbaglia di due giorni! — osservò sospirando il Cappellaio. — Te lo avevo detto che il burro avrebbe guastato il congegno! — soggiunse guardando con disgusto la Lepre di Marzo. — Il burro era ottimo, — rispose umilmente la Lepre di Marzo. — — Sì ma devono esserci entrate anche delle molliche di pane, — borbottò il Cappellaio, — non dovevi metterlo dentro col coltello del pane. La Lepre di Marzo prese l'orologio e lo guardò malinconicamente: poi lo tuffò nella sua tazza di tè, e l'osservò di nuovo: ma non seppe far altro che ripetere l'osservazione di dianzi: — Il burro era ottimo, sai. Alice, che l'aveva guardato curiosamente, con la coda dell'occhio, disse: — Che strano orologio! segna i giorni e non dice le ore. — Perchè? — esclamò il Cappellaio. — Che forse il tuo orologio segna in che anno siamo? — No, — si affrettò a rispondere Alice — ma l'orologio segna lo stesso anno per molto tempo. — Quello che fa il mio, — rispose il Cappellaio. Alice ebbe un istante di grande confusione. Le pareva che l'osservazione del Cappellaio non avesse alcun senso; e pure egli parlava correttamente. — Non ti comprendo bene! — disse con la maggiore delicatezza possibile. — Il Ghiro s'è di nuovo addormentato, — disse il Cappellaio, e gli versò sul naso un poco di tè bollente. Il Ghiro scosse la testa con atto d'impazienza, e senza aprire gli occhi disse: — Già! Già! stavo per dirlo io. — Credi ancora di aver sciolto l'indovinello? — disse il Cappellaio, volgendosi di nuovo ad Alice. — No, ci rinunzio, — rispose Alice. — Qual è la risposta? — Non la so, — rispose il Cappellaio. — Neppure io, — rispose la Lepre di Marzo. Alice sospirò seccata, e disse: — Ma credo potresti fare qualche cosa di meglio che perdere il tempo  proponendo indovinelli senza senso. — Se tu conoscessi il tempo come lo conosco io, — rispose il Cappellaio, — non diresti che lo perdiamo. Domandaglielo. — Non comprendo che vuoi dire, — osservò Alice. — Certo che non lo comprendi! — disse il Cappellaio, scotendo il capo con aria di disprezzo — Scommetto che tu non hai mai parlato col tempo. — Forse no, — rispose prudentemente Alice; — ma so che debbo battere il tempo quando studio la musica.
— Ahi, adesso si spiega, — disse il Cappellaio. — Il tempo non vuol esser battuto. Se tu fossi in buone relazioni con lui, farebbe dell'orologio ciò che tu vuoi. Per esempio, supponi che siano le nove, l'ora delle lezioni, basterebbe che gli dicessi una parolina all orecchio, e in un lampo la lancetta andrebbe innanzi! Mezzogiorno, l'ora del desinare! ("Vorrei che fosse mezzogiorno," bisbigliò fra sè la Lepre di Marzo). — Sarebbe magnifico, davvero — disse Alice pensosa: — ma non avrei fame a quell'ora, capisci. — Da principio, forse, no, — riprese il Cappellaio, — ma potresti fermarlo su le dodici fin quando ti parrebbe e piacerebbe. — E tu fai così? — domandò Alice. Il Cappellaio scosse mestamente la testa e rispose: — Io no..."

1 commento:

  1. sono felice cha hai ceduto al blog di nina, riceverai molto in cambio. bacioni

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Grazie!